Taxi story Roma storie vissute in taxi Italia

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Non si può scegliere quando e come nascere, né come morire. Ma quando e come uccidersi è tutta un'altra storia..... La droga dà sempre una mano                                    a chi è in grado di                                           scavarsi la propria                                        fossa.

Jean Paul Malfatti

 

 

Presentazione 

 

Quando a bordo si prendono personaggi come quello capitato al Zanzara è sempre difficilissimo liberarsene, lui ha trovato un modo davvero singolare e spettacolare che è risultato davvero molto efficace.


SINOSSI

 

Credo fosse il periodo in cui chiusero i manicomi, la gente non parlava d’altro!  Era nel mese di Maggio, in una mattina di un giorno un po’ troppo uggioso per quel periodo, e mentre attraversavo Piazza Indipendenza diretto alla stazione, sono stato fermato al volo da una persona che, se l’avessi guardata meglio prima, col cavolo che mi sarei fermato.

 

Per colpa della velocità che però portavo, mi sono fermato un bel po’ dopo di averla superata, infatti, ha fatto una corsetta per raggiungermi e senza chiedere il permesso, ha aperto lo sportello e si è seduta. Mentre prendeva posto sul sedile al mio fianco, borbottava come una pignatta di fagioli e sbuffava come una locomotiva a vapore, proprio come se avesse fatto cento miglia a piedi. 

 

er Zanzara, ha conquistato questo soprannome semplicemente per la sua caratteristica fastidiosa; è tale e quale, se non peggiore, alla zanzara tigre. Ti ronza nelle orecchie all'infinito e non smette di parlare nemmeno quando ha finito, o almeno fino a quando, non sei fuggito per il gran fastidio.  

 

Mentre cercava di riprender fiato, continua er Zanzara, mi sono accorto che qualcosa non andava, era una che, definirla una donna era davvero troppo, era dipinta con colori vivaci, proprio come fosse un pagliaccio, sui zigomi aveva spalmato a forza, con cerchi egocentrici, il rossetto per le labbra di un rosso fuoco, si capiva bene che per distribuirlo al meglio, aveva usato il palmo della mano. sulle labbra invece, aveva si l'identico rossetto, ma l'aveva spalmato da un orecchio all'altro.

 

Nel momento di truccarsi, deve aver fatto confusione, perché è tale e quale a chi cerca di far ridere. Gli occhi non erano truccati, ma neri di suo, con tanto di borse violacee a ricordarle le notti insonni che deve aver vissuto. I capelli sono talmente scompigliati, da far pensare che non li ha mai, né lavati né spazzolati, e sembrano zotici, più che cotonati.

 

Mesciati di biondo e a caschetto, con tanto di frangetta tutt'una con le sopracciglia, le d’anno un aria di bambina. Sul naso grossi occhiali, con lenti a coprirle in parte le borse sotto gli occhi. 

 

Ai lati della testa, legati con l’elastico, ciuffi di capelli da farla sembrare un’adolescente, o una povera di mente. Era poi lurida da capo a fondo, ed emanava un odore nauseabondo, sopra le calze a rete nere e lacerate, aveva un vestito di finta pelle strappato dappertutto, le arrivava a mala pena a coprire linguine. 

 

Ed è proprio in quel momento che ho ricollegato l’immagine che avevo avuto mentre saliva a bordo, avevo intravisto sotto il vestito, proprio mentre sollevava la gamba per salire, un enorme sgarro al centro del cavallo, lasciando libero e con una grossa presa d’aria, sia il davanti che il didietro. In quel momento mi son chiesto: “indosserà le mutandine spero? O posa le sue chiappe nude sul povero cuscino? … Che schifo”! spontaneamente ho esclamato.

 

Mentre provavo un senso di ribrezzo, mi chiedevo cosa fare per disinfettarlo, ed è allora che ho capito il ruolo del vestito; serviva a nascondere l’enorme strappo. Magari, fatto di proposito per soddisfare, per la strada e soprattutto in piedi, i bisogni fisiologici. 

 

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** L'intervista**
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Intervista  Adriano Burelli
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